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26/01/2026 - Meglio studiare il latino o aprire una pizzeria?

  • 26 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Di Amanda Coccetti - Presidente di Adifor (Dire Fare Orientare)



Questo articolo è stato scritto alcuni anni fa. Abbiamo scelto di ripubblicarlo oggi poiché i temi che affronta non solo non hanno perso attualità, bensì appaiono ancora più urgenti nel dibattito contemporaneo sull’orientamento, sulla scuola e sul valore della cultura di base. In un tempo in cui le scelte formative sembrano spesso guidate esclusivamente da criteri di immediata spendibilità economica, riflettere sul senso profondo dello studio – e sul ruolo del sapere classico come fondamento della persona e del cittadino – resta un esercizio necessario.

 

Per questo motivo, riteniamo che queste riflessioni meritino di essere nuovamente condivise.

 

“Il mio obiettivo principale, motore primo, che mi ha spinto a scrivere Primi Passi è la necessità socio-culturale ed educativa che ha un cittadino italiano di potere comprendere le scritte classiche che lo circondano”.

 

Le parole di Don Romano Nicolini, arrivano dritte alla mente e al cuore. Scuotono con la forza calma di un vento vigoroso ma clemente. Non ho il tempo “tecnico” per raccogliere i pensieri e iniziare l’intervista poiché mi trovo immediatamente trasportata nel suo mondo articolato di saperi, conoscenze, attività, il cui fulcro di ogni azione è la possente determinazione di diffondere lo strumento culturale per eccellenza, simbolo delle radici comuni europee: la lingua latina.

 

“Perché un idraulico non deve conoscere le basi del latino?  Passare davanti a chiese, monumenti, dipinti e non poterci dialogare poiché non ri-conosciamo la lingua che fa parte del nostro patrimonio genetico e antropologico?” si interroga don Nicolini.

 

Non ci sono risposte valide a tale quesito, poiché ogni persona ha il dovere-diritto ad avere una propria cultura generale, fondamenta del nostro essere e divenire.

Il manualino  italiano-latino Primi passi che don Nicolini ha inviato gratuitamente a chiunque ne abbia fatto richiesta – docenti, ragazzi, formatori – per promuovere le basi del latino già nella scuola secondaria di I primo grado (le vecchie” medie) è stato recepito da oltre 70.000 studenti e 500 docenti delle scuole medie.

 

In modo trasparente e schietto, con la pacata lucidità che caratterizza il suo eloquio, sottolinea: “Come spiegare il latino a tutti? Basta dire che si spiega come era strutturata la lingua italiana dalle origini fino (quasi) all’anno Mille. Spiegando le basi (declinazioni, coniugazioni, qualche complemento) non si toglie nulla al complesso della grammatica italiana.

In certi posti accade che le banche elargiscano diversi euro a quelle scuole medie nelle quali, in proporzione al numero complessivo degli iscritti, c’è il maggior numero di ragazzi che apprendono le BASI della lingua latina.  Motivo: “Se dobbiamo fare un regalo alla scuola, lo facciamo a quella nella quale si dimostra che la gente vuole imparare,  farsi una cultura”.

  

Don Nicolini con evidente e contenuta passione sottolinea come i romani conquistassero con le armi ma poi costruissero con la stessa cultura dei paesi dominati. Ci ricorda il pensiero del prof. Alessandro Barbero che asserisce come in un certo senso la patria della Grecia sia Roma; conquistato il territorio, i romani ingaggiavano filosofi, pittori, scultori, letterati, scienziati greci per continuare a esercitare il loro sapere e le loro competenze a Roma stessa e nei territori conquistati. 

 

 I Romani apprendevano dalla Grecia, da Gerusalemme per poi rilanciare e diffondere la cultura, amalgama, crocevia dei territori sotto il loro dominio.  Anche se in modo autoritario, ci troviamo di fronte ad un’operazione culturale oltre confine.

 

Se non ci fosse stato quest’opera di culturalizzazione greco-romana, la cultura greca sarebbe andata dispersa, non avrebbe avuto testimoni, come è accaduto per esempio con la civiltà egizia. Aristotele, tra i padri del pensiero filosofico occidentale, era un conoscitore di erbe e medicine; un sapere non esclude l’altro.

 

Don Romano, durante l’intervista, dà rilievo con forza a questo principio e educativo che si può riassumere in: “Mi faccio una cultura e seguo la mia strada professionale a prescindere dal lavoro che farò, della mia attitudine. Perché devo rinunciare alla conoscenza basilare  della lingua-cultura dalla quale provengo?”.

 

Ricordando il confronto con i ragazzi (Don Romano è stato insegnante di religione presso un liceo di Rimini), ricorrente era il seguente quesito: “A che cosa mi serve il latino”. “È vero, – rispondeva il Nostro in modo provocatorio – a che cosa serve il latino? Meglio aprire una pizzeria al posto dell’Arco di Augusto, dunque, ci mettiamo una pizzeria“. A queste affermazioni, i ragazzi rimanevano perplessi, ma il seme della conoscenza era stato gettato. 

 

“Quando ho visto che i ragazzi  stavano diventando particolarmente prosaici, interessati soprattutto alle materie  ‘redditizie’, ho ideato il concorso De ludo gallico, in un paese della montagna romagnola; il suo successo fu talmente grande che in breve si trasferì  in altre località romagnole e non”.

 

Vivendo a pochi km dal fiume Rubicone, don Nicolini ha creato un gioco letterario-bellico; classi (leggi squadre, leggi battaglioni) sopra il Rubicone e sotto il Rubicone, sfidano le loro omologhe in una battaglia culturale, traducendo un pezzo classico; in accordo con i docenti delle classi partecipanti, i docenti di latino inviano a don Nicolini, le traduzioni migliori. Si vince una bottiglia colma di acqua del Rubicone, progettata graficamente da Don Romano. 

 

 I compiti vengono corretti da docenti in pensione di latino, suoi amici e da alcuni sacerdoti di Roma, in omaggio al Roma locuta causa finita, insita nell sua natura sacerdotale. La tensione competitiva si fa stimolo e potenziamento del sapere.

  

Don Nicolini da 32 anni porta avanti la sua battaglia culturale auspicando di costruire una rete virtuosa tra scuole, enti pubblici, istituzioni private così da rafforzare e diffondere il sapere classico in una dimensione esistenziale e socio-formativa, senza settorializzazioni culturali che si stridono con il concetto stesso di cultura.

 

Dunque, «Non scholae sed vitae discimus» affermava Lucio Anneo Seneca. Si studia non per l’istituzione scolastica in sé, ma per la vita e per la formazione dell’uomo.

 

 

Attualmente il manualino è acquistabile online.

 

 

Ad maiora!

 

 

 

 

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